Città e insediamenti

Il Sacro Che'el

Scetticismo e inquietudine accompagnano i deliri di alcune anime perse, che erranti vagano per Ikhari blaterando del Sacro Che’el. Stando ai loro sconclusionati vaneggiamenti, la selvaggia natura di Rasserim sarebbe ammorbata da un cancro: una oscura fortezza sotterranea, eterna e innata come i monti e le praterie che la circondano. Sussurri disperati avvertono l’incauto viaggiatore di allontanarsi dai suoi neri portali.

Gli impavidi che li ignorano cadono presto vittime della tela: una cittadina impenetrabile dove esponenti di ogni razza, ridotti in schiavitù, conducono lente e vacue esistenze nella speranza della morte: la fine dei loro incubi.

Alcuni miseri relitti sono pronti a giurare che la tela, in realtà, è solo il grumo di una ferita che affligge la terra in profondità.

Folli, narrano di spirali senza fine che si addentrano nel ventre del creato, tanto più oscuro quanto più cupa diventa la loro disperata consapevolezza del non ritorno. Bui e silenti meandri, lievemente brillanti di luce propria, ospitano esseri demoniaci, la cui esistenza è votata al loro “ritorno”.

L’eclissi accompagna la loro rinascita: ammaliati da un oscuro richiamo solo da loro udibile, essi celebrano un mistico rito nel Centro del Tutto, rafforzando il loro spirito e le loro membra.

Affamate, queste creature notturne sono solite lanciarsi subito dopo in una Caccia, bramose del Sangue. Letali dèi silenti che mietono le vite dei disprezzati mortali in nome del loro supremo destino. Folli favole per bambini, insomma. O forse no?