Razze e Culture

Elfi di Ikhari

La cultura di origine degli elfi giocati su The Gate si trova in Lossendor, un’isola continentale molto a nord di Landmar. Stravolgimenti climatici della terra di origine li portarono ad emigrare su quest’isola chiamata Landmar e a colonizzarne la parte settentrionale.

Gli elfi chiari ne popolarono la penisola a nord-est, il Doredhel, ed eressero nella grande foresta che chiameranno “di Alwenion”, una citta’ con lo stesso nome.

Nei secoli successivi, al fine di contrastare il pericolo di invasioni orchesche da Rasserim attraverso il periodico affiorare del lembo di terra che unisce le due isole, fu fondato un avamposto proprio in quelle terre inospitali da sempre brulicanti di orchi e nacque così la citta’ di Sinor.

Giunti su Landmar dunque, gli elfi sono numerosi, amichevoli e, vista anche la lunga vita che li contraddistingue, molto sofisticati come cultura. E’ una società che viveva gia’ in armonia con l’ambiente in cui si trovava ma che una volta in queste terre rafforzera’ ancora di piu’ questa spiritualita’, tanto da far si’ che alcuni di loro, gli Elfi Selvaggi, finiscano con l’unirsi in modo indissolubile con le creature fatate dimenticandosi di tutta la cultura cui erano legati e perdendosi in una vita piu’ mistica e immateriale.

Nelle prime apparizioni su Landmar i rapporti con i nani risentono di qualche tensione, ma per diverse ragioni col tempo si appianano, per poi tramutarsi in alleanza nella lotta contro un nemico comune. Il rapporto con gli umani invece e’ molto variabile in base al periodo storico e alle condizioni socio-politiche: si scopre addirittura una compatibilita’ genetica che portera’ a unioni miste generando la razza meticcia dei Mezzosangue. La razza rivale e’ senza dubbio quella degli orchi viste le continue guerre in entrambe le isole e la natura distruttiva di quest’ultima, mentre molto particolare e’ il rapporto con tutte le creature di Gweinian e le razze che popolano la foresta e non solo.

Dopo millenni di reggenze solide e prosperose, la corruzione e il degrado si impossessarono della vita politica tipica della città di Alwenion, riducendo alla miseria materiale e morale un popolo altrimenti florido. La crisi politica e sociale ebbe il culmine nell’anno 10 del calendario umano quando, alla nuova ciclica bassa marea, gli orchi superarono il blocco di Sinor per giungere su Landmar. Gli elfi della capitale fuggirono quando martellanti notizie dell’avanzare inarrestabile delle forze orchesche giunsero alle orecchie della gente, combinandosi al pesante disagio sociale già esistente e alla leggera differenziazione culturale che piano piano si stava manifestando da quando l’avamposto era stato fondato.

Vi fu quindi una profonda spaccatura tra gli abitanti delle due principali regioni del regno elfico: Alwenion e Sinor. Gli attriti fra queste due etnie infatti furono principalmente dovuti alla differente situazione in cui vivevano le due entità del Regno: Sinor era costretta a dipendere dalla madrepatria come materie prime e produzioni artigianali per mantenere un forte controllo alle frontiere, continuamente minacciate dalla scorribande orchesche, mentre il Regno Alwenion in Landmar vedeva col tempo perdere di senso il troppo oneroso controllo sulla Terra degli Orchi e percepiva Sinor come una citta’ che stava sfuggendo al controllo del Regno…

L’accusa dei sinoriani e’ duplice nell’occasione della caduta: la prima e’ di vigliaccheria per l’abbandono di Alwenion (dalle cui spedizioni di rifornimenti sapevano bene che dipendeva l’esistenza dell’avamposto), la seconda per il disinteresse verso Sinor, che costituiva come estensione quasi un terzo del Regno Alwenion e stava infatti contenendo bene la minaccia orchesca. Di contro invece gli Alwenion erano una fazione molto piu’ pragmatica e poco incline a intraprendere azioni puramente belliche e in stile eroico.

Gli elfi in Landmar erano infatti per lo piu’ civili, artigiani e studiosi, e scarso sarebbe stato il contributo che avrebbero potuto dare in tal senso, cosa che a loro modo di vedere i sinoriani non ebbero mai la saggezza e la razionalita’ di comprendere e accettare. I sinoriani infatti aborrivano la morte ed il sangue tanto quanto i loro cugini d’Alwenion, ma erano costretti a stringere i denti e cercare di superare questa violenza, per non soccombere di fronte agli orchi.

L’orco infatti è una razza che è portata allo sterminio della vita, l’esatto contrario della filosofia elfica, di stampo invece prettamente pacifico e rispettoso di ogni forma di vita e solo questa differenza tra i due fronti poteva giustificare e legittimare una tale guerra da parte degli elfi. L’arrivo degli orchi dunque segno’ la fine del regno degli elfi su Landmar, tutti gli insediamenti furono distrutti, tranne Alwenion, che si dice non fu mai presa, e che la leggenda vuole sia da qualche parte, perduta nella foresta, probabilmente sotto la protezione di Gweinian stessa.

Dopo la caduta di Alwenion e dopo oltre un secolo e mezzo di resistenza a guerre e carestie, il medesimo destino segnò anche la fine di Sinor. Le bianche mura e i pochi valorosi superstiti non bastarono a contenere la marea orchesca. Correva l’anno 175. L’invasione orchesca causo’ anche la fine di quell’unione che aveva caratterizzato per oltre dieci millenni questa razza, anche nei piu’ semplici rapporti con le altre con cui ormai era a contatto, divenendo un popolo decadente e quindi soggetto a derisione ed emarginazione, da cui scaturi’ di rimando un sentimento di rancore e razzismo.

Per ricucire lo strappo quindi non basteranno tre secoli e solo al termine del quarto, con una nuova riunificazione in Landmar, i primi contrasti cominciarono ad essere appianati e messi da parte in funzione di una rinascita socio-culturale. Gli Elfi che riuscirono a sopravvivere alla diaspora su Rasserim, si adattarono ai luoghi impervi di quelle terre, cancellando totalmente il passato ed eleggendosi a figure divine dall’aspetto demoniaco quali gli Elfi Neri della casata Ousst’Viiryn o distorcendo l’antico credo e vivendo di nuove filosofie e dottrine che permisero loro di sopravvivere ad oggi come gli Elfi Ambrati.